giovedì 28 maggio 2015

Di lato

Quando ero piccola, appena prima di andare a dormire, allestivo il letto disponendo tutti i miei peluches sul lato interno, quello che poggiava sul muro.

Ne avevo tantissimi, erano tutti animali e usavo dividerli per famiglie: gli orsi (animale preferito e totem da sempre), i cani, i conigli e così via. I grandi, gli "adulti", a proteggere i cuccioli, decine di pupazzi stretti in un abbraccio collettivo ma rigorosamente ordinato.

C’era una logica, un senso, di cui io sola avevo precisa cognizione. Quel rituale si ripeteva tutte le sante sere ed è andato avanti per un sacco di tempo.

Ora, dato il numero, la porzione di letto occupata era parecchio più della metà e io mi ritrovavo a dormire rannicchiata sul fianco sinistro, in quella che per anni a venire è stata la mia posizione preferita per il sonno.

I miei fratelli un po’ se ne fregavano un po’ mi prendevano per il culo; i miei genitori lo stesso, ma a tratti si scazzavano e mi dicevano che era una follia che dormissi così, che non c’era posto per me, che stavo scomoda per fare spazio a dei bambolotti ("non sono scomoda e non sono..."), che uno di quei giorni sarei caduta, che non era manco igienico, che tienine uno e metti via gli altri, che era una fissazione scema e altre cose che ora non ricordo, come non ricordo il momento in cui ho dato retta a loro o qualcosa ha semplicemente fatto click e le famiglie di peluches sono sparite dal mio letto.

So solo che, come dicevo, c’è voluto un sacco di tempo.

In tutto quel tempo lì nessuno che mi abbia chiesto perché tenessi quell’esercito di animali di disparate razze e dimensioni a vegliare sul mio sonno, a difendermi e difendersi dai mostri nascosti nel buio, dal freddo, da chissà cosa o chissà chi.

Mi sembra, eh.

Io pure mica me lo sono mai chiesta, ho solo messo questo pensiero di lato, con gli altri pensieri che metti di lato perché – credo – non ti sembrano importanti (e probabilmente non lo sono davvero) e me ne sono dimenticata fino a qualche giorno fa.

Ma io ho avuto un’infanzia felice e dei bravi genitori, non vi fate strane idee, e mica voglio fare della psicoanalisi da quattro soldi. No.

È solo che ultimamente ci sono un mucchio di pensieri di lato che stanno facendo capolino tutti assieme.

C’è tantissimo spazio nel letto.

E nemmeno l’ombra di un peluche.

 

 

 

Ascoltando Nantes, Beirut (The Flying Club Cup, 2007)

 

 

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