giovedì 16 aprile 2015

E se mancherà qualcosa agli anni tuoi

 
Sei venuto per me, su questo non ci piove.
 
Sei venuto perché sai come sto anche se non sei capace a chiedermelo e, soprattutto, a sentirmelo dire. Perché dovevi verificare di persona dove vivo e cosa faccio, ché anche se te lo racconto tendo sempre a camuffare il brutto e far vedere il meglio, e tu sai bene anche questo. Se solo fossi riuscito a rompere il meccanismo, l’incantesimo di cui siamo prigionieri, ecco allora sarebbe stato perfetto. Tutto perfetto.
 
I giri per la città e le visite a quei musei che stanno sempre in fondo alla lista, portarti a quel mercatino e vederti scegliere i tuoi tesori di piombo, con gli occhi colmi di stupore bambino, tu che hai settant’anni e la fatica di una vita che ha saputo essere generosa ma anche molto, molto dura. Mi basta quello sguardo per dimenticare e assolvere, sentirti dire "abbiate pazienza, io qui mi ci fermo un bel po’", ringraziarci di cuore perché ogni cosa è nuova e buona e interessante e bella.
 
Com’è diverso, questo posto, dal nostro bosco. Lontani i tempi in cui mi insegnavi a leggere i segni di pista, a riprendere le tracce degli animali con un calco di gesso, a non lasciarne a mia volta sul sentiero. Hai visto come sono diventata brava? Io ci metto un attimo a chiudere la mia vita in una valigia, a cambiare aria, rotta, rifugio. Io potrei stare acquattata fra gli sterpi a giornate, con le gambe che pizzicano e le formiche rosse che mordono, e non dire "ba". Potrei, posso, senz’altro ho potuto scomparire completamente, poi tornare e scomparire ancora. Senza lasciare tracce.
 
Non è forse quel "brava" ciò per cui ho vissuto tanta parte dei miei giorni, quel tenace attaccarmi/attaccarti anche quando fuggivo lontano, il motore di tante scelte, la ragione dei graffi, l’etica calvinista con cui ho fatto a cazzotti per trent’anni? Anni passati su un’altalena: da prima della classe a reietta, da ineccepile a ribelle; orgoglio e condanna, odio e amore, andata e ritorno, andata e ritorno, andata e ritorno.

E, sopra a tutto, la paura, questa enorme, indomita, feroce bestia che ci ha azzannati al petto in quel giorno buio e non ci ha lasciati più.
 
Tutti gli abbracci che si è portata via e il modo giocoso di stare al mondo che non era più concesso, la fiducia nel futuro, godere della bellezza del presente, sentirsi in colpa, perfino, sentirsi in colpa se.
 
Adesso se io riuscissi, se solo riuscissi a sconfiggere la belva e spezzare l’incantesimo, ad abbattere questo muro di terrore, a dirti tutto questo, anziché consegnarlo a uno schermo bianco e a chi non sa nulla di te, di me, di noi. Perché sei la persona migliore che conosco.
 
Ecco allora sarebbe tutto perfetto. Perfetto per davvero.




Ascoltando Sacrificio, Timoria (Storie per vivere, 1992)

 

 

 

6 commenti:

  1. Il modo in cui scrive, ogni volta, mi toglie il fiato. Tu hai tutte le cose belle del mondo in te.

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  2. cristo, che post... scrivi maledettamente bene, e queste righe ne sono la prova. Hai condensato anni, tanti anni, dentro a queste poche frasi, e mi hai emozionata tanto, credimi.
    Un abbraccio
    Minerva

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  3. ti ho scovata per caso, letta d'un fiato e pianto un (bel) po'. mi chiamo marianna anche io. grazie per queste parole.

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  4. Grazie a te. Spero che le lacrime ti abbiamo fatto bene, a volte c’è bisogno di lavarceli via di dosso, certi dolori.

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