mercoledì 28 gennaio 2015

Mi hai cercato?

Come ben sapranno gli otto lettori che vengono a mettere il musetto da queste parti (ciao amicicci, è sempre un piacere), non sono una blogger, ma una a cui piace leggere e scrivere e che un po’ di tempo fa ha deciso di trovarsi uno spazio anche qui e ci viene quando e se ne ha voglia, senza pensare a cosa/come/perché.

Date le premesse, immaginate quanto ne possa sapere (ma soprattutto me ne possa sbattere) di chiavi di ricerca, statistiche e fonti di traffico. PERÒ.

Però gli occhi ce li ho e Blogger pure, e quando vedo che – nonostante la totale mancanza di una, come vogliamo chiamarla?, linea editoriale (ah ah ah), di una periodicità, di un qualsivoglia senso di questa mia presenza sul web (che non sia quello che ha per me e credetemi che ancora fatico a capirlo) – c’è gente che capita su queste pagine, non posso fare a meno di chiedermi: PERCHÉ? E come.

Ce ne sono di cose bizzarre (sì, è un eufemismo) che la gente va a cercare online e per quelle vi rimando senza indugio all’esilarante e insuperabile rubrica della Tegamini, inesauribile fonte di sollazzo in cui mi rifugio per cercare la tenerezza che non ho, la comprensione che non so trovare in questo mondo stupido... Ma quello che interessa sapere a me è perché tu, signorotta cinquantenne appassionata di tombolo aquilano e residente a Sesto Imolese sei finita a leggere il mio post su Frankie la sciampista o la lista dei desideri dell’ottobre 2013 che, ricordiamolo, contemplava delle dita di strega mangiabili e un parka impermeabile con le balene.

Cosa ti ha spinta a visitare un blog che meno specifico e indicizzato non si potrebbe, dove le keywords sono utilizzate a cazzo di cane e di cui manco la mia migliore amica sospetta l’esistenza? Come sei giunta qui? Che alternative ti avrà mai proposto l’amico Google? Devo sapere, il mondo deve sapere!

Ecco, allora, la mia personale top five:

 

1 - BAITA CON CAMINO

Un grande classico che, noto, riscuote da sempre successo. Come biasimarvi. Chi non sogna un bel caminetto col fuoco che scoppietta, mobili di legno, una tazza fumante, la neve che scende silenziosa e leggera, fuori. Il famoso chalet, parola che mi fa ridere almeno quanto shatush.

Però, cari navigatori del web, io bisogna che ve lo dica: la foto che avevo scelto non era male (la seconda, trovata come le altre su Google Immagini; scusate se non riporto i credits ma ce la potete fa’ da soli, è fra le prime che escono), ma se digitate "baita con camino" appaiono quelle uber fighe con la piscina interna riscaldata che io boh, che cazzo c’avete cliccato a fa’, sulla mia?

 

2 - BARBIE VOGLIOSA

Dalla prima volta che l’ho letta, non riesco a non pensare a quel/la poveretto/a che googola tutto ingrifato/a le due paroline magiche, aspettandosi grandiosi risultati dal suo motore di ricerca di fiducia: scenette soft porno, sexy bamboline e siparietti piccanti e... WAIT! Yoghi?! Vi giuro, raga’, esce (pure) l’orso Yoghi. Cioè, ovviamente un po’ di pocce qua e là spuntano, ma il fatto che fra i primi risultati ci sia la foto della mia mano che brandisce un vecchio phon dell’Esselunga e ci si brucia le punte dei capelli (neri, per giunta) vi dà un’idea del desolato scenario in cui si imbatte chi si lancia in questo tipo di ricerca.

Pure la Barbie più interessante che ho trovato sta a casa a legge’ i librini coi figli, mentre Sarah Burge – la tristemente famosa Barbie umana – è una povera sciroccata che, più che desiderio, penso susciti pena a chiunque sia dotato di un minimo di gusto e buon senso. In compenso ci sono un botto di verdure ripiene e, se proprio volete fa’ le maialate, vi dovete consolare con lui: il cotechino con le lenticchie. Il massimo della zozzeria. Mmm. La mestizia del cane in basso a destra ricalca senz’altro quella che invade chiunque approdi su questi lidi partendo dalle keywords di cui sopra.

La cosa inquietante è che pure al suddetto cane sono arrivata con loro.

 

3 - ANGELA BARALDI

Angela, ascolta, dispiace più a me che a te che la gente ti venga a cercare qui dove non c’è proprio un kaiser che ti riguarda, ma io che ti devo di’? Per rendere il tutto il più indolore possibile, ho fatto il collage con le foto che t’hanno fatto per Vanity Fair, ché figa sei figa, e mo schianto qui anche il link alla tua biografia. Ah! Aggiungo pure che t’ho conosciuta sul set di un cortometraggio e, anche se c’era Herlitzka e ai miei occhi il resto del mondo è sparito di conseguenza, abbiamo chiacchierato un pochino e mi sei sembrata una tipa ganza (cosa che poi mi è stata confermata dalla troupe). Quasi meglio di una pubblicità progresso. No?

 

4 - COSA SONO LE GUFATE

Oh! Finalmente queste pagine possono rivelarsi utili. Finalmente non devo rammaricarmi – e voi con me – del vostro essere incappati in questo blog. Eh sì, perché se non sapete cosa sono le gufate, è l’ora che vi diate una svegliata. Lasciamo pure da parte i gufi che come tutti sanno non sono quello che sembrano e il mio meraviglioso anello e andiamo dritti al punto. Carta e penna, su su:

gufare [gu-fà-re] v.intr. (aus. avere) [sogg-v]

1 Fare il verso del gufo; estens. detto di persone, sbuffare.

2 Nel linguaggio giovanile, portare sfortuna, essere di malaugurio.

• sec. XV

Grazie, Sabatini-Coletti. Ora, sappiate che le gufate sono ampliamente utilizzate in ambito sportivo (la foto in basso a sinistra ne è un piccolo ma significativo esempio), ma non bisogna limitarsi: lì fuori esiste un mondo e potete/dovete essere cauti come possibili vittime di questa piaga diffusa, così come fantasiosi nel ruolo di dispensatori di gufate. In quest’ultimo caso non posso che indirizzarvi, ancora una volta, da Madame La Tegamini, al cui va il merito di avermi fatto conoscere un epico Tumbrl: http://iotimaledico.tumblr.com. Esercitatevi.

Quasi dimenticavo: la tettona qui sopra non c’entra una beata mazza ma, che ci crediate o no, mi è uscita digitando "cosa sono le gufate". E poi piace ai notai.

 

5 - SIGNIFICATO RETORICO IMPAZZA LA FAMA

Vabbuò, io alzo le mani. Davvero non ho idea di che minchia cercavate e il dio Google non mi aiuta: fra metafoto con gente che si spara i selfie davanti alla Venere del Botticelli, l’intramontabile Antonio La Trippa e le sempre inquietanti maschere del Carnevale di Venezia, non so proprio come orientarmi. Sono preda della stessa disperazione di mamma orsa che cerca il suo cucciolo ("significato retorico impazza la fama". Mamma orsa. Certo.) e non posso che chiedere un aiutino dal pubblico.

Otto lettori miei (mo zao!) o, anche meglio, avventurosi esploratori del web, ditemi la vostra su questa improbabile chiave di ricerca. Io ho fiducia in voi, se le misteriose vie dell’internet vi hanno condotto qui, non siate timidi: illuminatemi!

 

 

Ascoltando ABC, The Jackson 5 (ABC, 1970)

 

 

 

 

 

 

martedì 20 gennaio 2015

Bentornata

Un motivo per tornare.

Alla fine mi assento sempre per troppa vita, che è un controsenso grandissimo per un personal blog (?), o forse no. Comunque a ’sto giro più che di troppa vita si può decisamente parlare di troppo lavoro. Non ho visto un giorno libero in due mesi, mi sono divisa prima fra tre e poi fra due lavori, relegando quello vero (ma si può ancora chiamare così?) nelle rare domeniche, nelle ore di buco, nei viaggi da e verso. Perché uno si lamenta che fa tutto meno che quello ma poi quando arriva, parliamone: mi pagano per scrivere? A me? Ma io non so, non credo, non non non. Ciao core. Ma con questo faremo i conti da domani in poi (procrastination is my religion, you know).

Nel frattempo si accumulavano gli argomenti, gli spunti, gli incipit (questa l’avete già sentita ma ehi, siamo un intero club, là fuori!) e niente, io invece che esplodere a un certo punto implodo e finisce che non faccio più una mazza, mi chiudo a riccio, ritorno in quella posizione fetale cara a molti e ci rivediamo, forse, fra un mese. (Tutto questo solo a livello mentale, badate bene, perché nella vita reale, quella fuori dall’internet, saltello da una parte all’altra senza posa e mi convinco che #celapossofare e fisso delle mini-vacanze appena finito lo strazio così poi me ne dimentico)

Comunque. Un motivo per tornare, dicevamo. Non facile.

All’inizio volevo spiattellarvi un paio di pensierini partoriti durante uno dei suddetti lavori, ché nella fatica e nel delirio almeno ho avuto tempo di fare una delle cose che mi piace di più: osservare la gente. Proprio la gggente, non le persone. E incazzarmi, stupirmi (nel bene e nel male riesco ancora a farlo, grazie a Zeus), divertirmi e/o annoiarmi a morte. Invece niente, il tempo passava, le parole scivolavano via e bòn, in un attimo era tutto finito: lo spettacolo, la gente, lo spettacolo della gente.

Poi ci sono state le vacanze quando tutti erano tornati dalle vacanze e capite bene che è bastato questo concetto a tenermi troppo impegnata per poter pensare ad altro. (Sì, sono una cogliona and very proud of it)

Così è arrivata la giorgeliot a tentarmi con la sua catena dei libri brutti e fra Il Piccolo Principe, Cohelo, Baricco, la Mazzantini e Melissa P (e non tanto e non solo per i colpi di spazzola lì, ma Tre, Tre l’avete letto?) ne avrei avuto di materiale. {Ma qui ci vuole una parentesi gigante, una parentesi graffa per rimandarvi alle mega-recensioni dell’ahimè estinto sito de lemalvestite, in cui potete trovare una lista dei libri di merda definitivi, oltre a numerose altre perle. BettyMoore, dove sei? Ti ho amata, perché ci hai abbandonati?}

Eppure nulla. Per fare una roba bellina avrei dovuto spingermi un po’ oltre, farmi venire in mente nomi meno scontati e andare a cercare qualcosa di più sfizioso nel variegato mondo delle cagate nostrane e internazionali. Ah ah ah.

Insomma, lo sapete come vanno queste cose: uno più rimanda e più rimanderebbe e io sono un’aficionada dei circoli viziosi, sono proprio il mio pane quotidiano.

Poi però è successa una cosa, anzi due, che mi hanno fatto cambiare idea. Alla dolce Mareva è capitato un fattaccio brutto davvero e lei è prima scomparsa per un po’, per poi tornare con uno dei suoi post che sono sempre coraggiosi, sinceri in un modo così aperto e senza sottesi che io mi chiedo come faccia e ho al contempo la granitica certezza che non potrei mai, ben scritti, intelligenti e grondanti di Vita (lo so, lo so, non s’affronta scritto così ma è la maniera più rapida per farvi intendere quello che avete capito) che oh, mi ha fatto venire voglia di rimettermi a scribacchiare qui, fosse solo per avere il privilegio dei suoi commenti.

Non sono proprio capace di incoraggiarti, ma questo è il mio modo di dirti bentornata.

E grazie.

 

 

 

 

Gift, Elisa (Asile’s World, 2010)