venerdì 5 dicembre 2014

Non fa una piega

«Ciao!»

«Arturo! Madonna, mi hai fatto prendere un colpo!»

Ride e gli ride anche il buco del culo, come direbbe una vecchia amica.

«Come stai? Eri a scuola?»

«Quando ho questa divisa, vuol sempre dire che prima ero scuola.»

«Hai ragione, domanda scema. Allora come...»

«Perché non c’eri la scorsa settimana?»

È serio, stavolta. Lo sguardo quasi corrucciato.

«Ah, be’ io... Dovevo lavorare e non sono potuta venire.»

Aggrotta le sopracciglia.

«Ma tu lavori qui.»

La sua, evidentemente, non è una domanda.

«No, non proprio. Io qui faccio la volontaria. Vedi?» (Gli mostro il cartellino con il nome e la scritta "volontaria" stampata in maiuscolo).

«E che vuol dire?»

«Vuol dire che, quando ho tempo, vengo in biblioteca e do una mano a chi ci lavora, senza per questo richiedere niente in cambio, come soldi o cose così. Lo faccio perché lo voglio fare, per scelta mia.»

Sembra perplesso. Fissa il badge pensoso, due secondi e il viso gli si illumina.

«Quindi io che ti aiuto ogni volta che vengo...»

«Sei il mio aiutante volontario!» (Un po’ come gli spingitori di spingitori di cavalieri, vorrei aggiungere, ma temo che non coglierebbe)

«Allora forse anche io posso chiedere il cartellino e fare il volontario!»

«Sicuramente, quando sarai un po’ più grande, se avrai ancora tempo e voglia...»

«Più grande quanto?»

«Credo che l’età minima sia 16 anni.»

«Ah.»

Adesso lo sguardo trasuda delusione. Arturo ha sei anni. Immagino che il futuro sembri una cosa lontanissima, 10 volte tanto quei 10 anni che lo separano dalla meta.

«Ehi, ma intanto puoi continuare a aiutarmi quando vieni e imparare delle cose e il cartellino te lo puoi fare da solo, anzi se vuoi lì ci sono i fogli e le matite...»

Non faccio nemmeno in tempo a finire la frase che si è già lanciato verso il tavolo. Lo vedo andare e tornare alla velocità della luce, con le mani cariche di pennarelli.

«Me lo presti un attimo?», mi chiede indicando il tanto bramato badge.

«Certo, tieni». Glielo porgo sorridendo e lui sorride a sua volta. Ci amiamo molto, io e Arturo.

Fa per schizzare via ma qualcosa lo trattiene. Ce l’ha scritto in faccia. Un pensiero, un dubbio. C’è qualcosa che deve assolutamente farmi presente.

«E comunque a me mi sembra che lavori più te di tutti gli altri, quando sei qui.»

«...»

«Io, fossi in te, mi farei pagare.»

 

 

 

 

Ascoltando Something to Talk About, Badly Drawn Boy (About a Boy, 2002)

 

2 commenti:

  1. Un giorno coglierà (me lo auguro per lui) la citazione sugli spingitori di spingitori di cavalieri ma per ora è troppo impegnato a essere un bambino meraviglioso. Me ne sono innamorata!

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