lunedì 17 novembre 2014

Impeccabile

Ha uno stile impeccabile, porco cane.

E dico porco cane perché io di stile ne ho (sempre modesta, eh), ma impeccabile, ecco, credo di non esserlo stata mai.

Se capite che cosa intendo. Non ve lo devo dire io che per esserlo devi prima pensarlo, poi crederci e infine sentirtici. Alieni, parliamo di alieni.

Come tante, forse troppe cose, l’essere impeccabili è prima di tutto una scelta, un’attitudine, più che un prenderci con quello che tiri fuori dall’armadio. Nel caso di questa signorina trattasi di cabina armadio, ne sono certa.

Una spaziosa cabina armadio. Una cabina armadio grande quanto il mio appartamento, di quelle che vedi solo su certe riviste patinate o nei film orendi come Sex&The City o con un surrogato qualsiasi di Carrie col suo Mr Big a sponsorizzare il tutto (perché, cara la mia paladina del girl power e dell’indipendenza, mi pare che strigni strigni pagasse tutto lui. O mi sbaglio?).

La sua la immagino bianca, immacolata, un tripudio di specchi tirati a lucido e luci sapientemente puntate. Cassetti, cassettoni, cassettini ordinatissimi in cui ogni capo è stato riposto con cura, manco si trattasse degli scaffali di una boutique nel giorno dell’inaugurazione. Profumo di pulito e abiti rigorosamente stirati. Tutti, mutande, calzini, foulard. Sono una persona orribile se dico che se avessi soldi da buttare (nel senso: se vivessi in una situazione in cui non devo decidere se investire 16€ a settimana in un cinema/mostra/teatro/libro o in un paio d’ore di tavola da stiro) ci pagherei senz’altro una donna di servizio che mi stirasse la mia, di roba? Suona tremendamente piccolo borghese? Esticazzi. Mica pulire, mica cucinare! Ferro alla mano e via che si va. Ché io, davvero, tutto ma quello no, non lo sopporto. E poi non sono capace (non che mi sia mai applicata più di tanto, eh). Eimen.

Ma mi starò mica perdendo?

Lei se n’è uscita dalla sua cabina armadio come dalle pagine di un magazine altrettanto raffinato e se ne sta lì, annoiata ma con garbo, perfettamente a sua agio nella camicetta candida, fiocco anni Cinquanta e una mantella blu scuro che mi fa sanguinare gli occhi tanto è bella. La spilla, le scarpe, l’orologio... qualsiasi cosa dannatamente al suo posto, ogni dettaglio che strilla "brava, amica, hai fatto la scelta giusta!", la certezza di mutande e reggiseno coordinati ed eleganti, un profumo intonato a quel modo di essere, tonnellate di crema per le mani cara in modo irragionevole, fazzolettini profumati.

E mentre mi chiedo come si fa, e perché, e poi di nuovo come, Mrs Impeccabile si volta, dandomi le spalle. Allora lo vedo. In mezzo alla chioma riccioluta, morbida, color dell’ebano. Adagiato su quei centimetri di balsamo e delicatezza, capelli di bambola perfetti come chi li porta. Lo vedo (e vorrei ma non posso non): il mollettone.

L’orripilante mollettone per capelli anni Novanta, quello di plasticaccia con i dentini che al 90% so’ pure spaiati perché qualcuno è saltato. Il fermaglio dall’immediato effetto truzzo che tutte, tutte, abbiamo indossato almeno una volta nella vita, e non certo facendo le pulizie di pasqua, lontane da sguardi indiscreti. Dai che ormai pure quell’über-faiga della Cindy ha fatto outing, potete ammettere anche voi di averne sfoggiati di rossi, gialli e verdi, d’estate (una tendenza, ahime, dura a morire), magari abbinati a un bel paio di infradito da città. Orrore. Basta poco per sentirsi Miranda Priestly.

E lei ha commesso questo errore fatale, si è concessa questa caduta di stile gratuita e imperdonabile (a mio parere, non voluta. E anche se fosse voluta ha rovinato tutto lo stesso, OCCHEI?). Proprio lei, Mrs Perfezione.

La guardo e mi viene un po’ da sghignazzare. Perché il mollettone non perdona.

Perché il mondo torna velocemente al suo posto.

E perché mi sa che a volte so’ proprio una stronza.

L’ho già detto eimen?

 

 

 

Ascoltando Non sono una signora, Loredana Bertè (Traslocando, 1982)

 

2 commenti:

  1. Vedi che allora dio esiste? :)

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  2. Ma infatti sì. Di fronte a certe manifestazioni mi domando come faccio a professarmi ancora atea!

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