lunedì 6 ottobre 2014

Ma lasciatemi dire

Giuro che questo post si trasformerà in qualcosa di stupidissimo nel giro di poche righe, lo giuro.


Ma prima lasciatemi dire.


Che si fa una fatica boia, pur mettendocela tutta.


Io e te. Da soli. E come Noi.


Si può arrivare in un modo tanto stronzo? Dopo una tirata di luce brillante e due strati appena sulla pelle, io che mi sforzo di vedere il buono anche dove non c’è e per un attimo credo di aver il mondo in mano pur stringendo, al solito, poco o niente. Tu che vabbuò, ma io di te non parlo, non sono mica capace.


Sarà stata quest’estate che non ha avuto voglia di saltare il giro ed è arrivata tardi, infondendo quell’entusiasmo che tanto giova agli inizi, la pelle biscotto fino alla fine e un filo appena di terra sugli zigomi ché sembrava d’essere rimasti in Maremma.


Ma lasciatemi dire che se da una lunga domenica di sole e mercatini, ci si sveglia un lunedì che è ancora buio e piove, piove, piove... Lasciatemi dire che se si oscilla fra l’avere due lavori a testa e il non averne affatto, se la famiglia lontana si trasforma in un bollettino di guerra a cadenza semestrale, se ci sono così tanti "se" che mi stanco persino a scriverne. Be’, qualche madonna poi è il minimo che ti possa scappare.


Allora stasera siamo incazzati in tanti e depressi in di più, l’atunno evoca tutto meno che zucche, camini accesi e vin brulé, calzettoni di lana, caldarroste e foglie che scricchiolano sotto i piedi, cannella e bagni caldi (gli ho elencati tutti i luoghi comuni del periodo? Amiche blogger, non se ne pole più) e Questa Città si fa improvvisamente di piombo. Stasera dovevo solo riguardarmi The Grand Budapest Hotel e non. pensare. a. nulla. #einvece

Di fare qualcosa di produttivo non se ne parla neanche. Affossiamoci completamente sull’onda del "tanto è uguale" e partoriamo nonsense e futulità, diamo un significato a questo atroce 6 ottobre consacrandolo ufficialmente giornata mondiale del fastidio e dell’inconcludenza.

Cosa meglio di una lista inutile, dunque? Anche un po’ per onorare la tradizione delle liste antifèscion, anacronistiche, svogliate e completamente a cazzo di cane, come piacciono a noi.

Si diceva che ho visto tutti i film di Harry Potter e mi sono piaciuti sicché va da sé che qualche gadget a tema mi pare d’obbligo.

Dove andate voi, ridicole fèscion bloggers fiere dei vostri stivaloni da pioggia e della parola zenzero usata a casaccio (un po’ come, immagino, nelle vostre cucine), senza l’indispensabile per affrontare la nuova stagione?

 



Mappe, ci vogliono! E possibilmente magiche. Perché i sentieri si moltiplicano e io mi ero già persa prima di ficcarmici, nel labirinto. Perché le mappe sono belle a prescindere e male che vada ne faremo un oggetto di arredamento dal gusto antico, ché quel giallognolo lì sta bene un po’ con tutto. Perché se solo avessi la Marauder’s Map sarei un pezzo avanti. Nella vita proprio.
 
Poi ve l’ho detto: piove. Cosa è tutta questa voglia di uscire e saltare nelle foglie? Ma state a casa, fate il favore! E trovatevi dei rispettabili passatempi, piuttosto. Gli scacchi – per cui vale quanto appena detto per le mappe – sono uno dei primi, pochi giochi che mi abbia insegnato mio padre e mi cruccio molto del fatto che sono secoli che non ci gioco, secoli. Su questi – bellissimi – non mi dilungo neanche, chi ha letto/visto Harry Potter sa.
 
Se invece dovesse farvi l’effetto "per molti ma non per tutti", eccomi con la soluzione numero due: i Lego (ovviamente ispirati alla saga), qui in versione partita di Quidditch. Si trova la qualunque, dal castello di Hogwarts alla Foresta Proibita, ed è inutile dire che c’è stato un momento in cui li ho desiderati fortissimamente tutti (parentesi: ma costavano così anche quando eravamo piccoli?). Non penso che ci investirò un cent – sai, le priorità – ma mai dire mai.
 
Quello di cui avrei davvero bisogno, è il Time Turner. Funzionante, però. Hermione cara, hai tutta la mia stima. In un mondo perfetto quel prodigioso ciondolo di vetro e metallo dorato rappresenterebbe la mia salvezza nei mesi a venire: clessidra in avanti, clessidra all’indietro, clessidra in avavanti, clessidra all’indietro. Peccato che io abiti in uno squallido mondo di babbani con poca fantasia e allora mai una gioia.
 
Gli orecchini, lì si torna. Un regalino da signorina un tocco più scontato, no? Però questi hanno in sé i doni della morte, sono essenziali, fini e triangolari, non credo di dover aggiungere di più.
 
Come sempre e più di sempre: amen.
 
 
 
 
 
 
 
Ascoltando Ballad of Big Nothing, Elliot Smith (Either/Or, 1997)

 

2 commenti:

  1. vivere non è una faccenda per persone deboli di cuore.
    quelle si limitano ad esistere, tu ci metti tanto di quell'entusiasmo, che fai bene all'anima.
    ciò posto, posso dirti che l'ultimo di Anderson merita, non so se si possa paragonare alla saga del maghetto fulminato, ma c'ha il suo perché...

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  2. Ehi, ma che belle parole, grazie!
    Alla fine me lo sono rivisto il giorno dopo e concordo, merita. Se vuoi dare un'occhiata, ne avevo già parlato qui: http://antifescion.blogspot.co.uk/2014/04/hipster-senza-vanto.html (;-)

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