martedì 23 settembre 2014

I am an outsider, outside of everything (Prima parte)

Disclaimer: questo post può contenere spoiler per tutti coloro che, come la sottoscritta, abitano nel mondo dei Puffi (ma quelli de La Canzone dei Puffi e John e Solfamì eh, mica de I Puffi sanno e quei troiai lì) e non hanno ancora letto e visto la saga completa di Harry Potter e Il Signore degli Anelli. Sì, esistono e vivono in mezzo a voi, sappiatelo.

Io ero una di loro. Poi tutto è cambiato e nell’arco di – quanto? – un paio di settimane, mi ritrovo a essere una persona diversa, una persona non certo migliore, più corrotta, più mondana, più cialtrona di quanto non fossi già. Che mondaccio. Ma ormai è troppo tardi: ho visto tutto. Tutti i film, intendo. Senza. Aver. Letto. I. Libri.

L’ho detto. Ma soprattutto l’ho fatto. Amen.

Questa cosa mi condannerà a vagonate di insulti, crociate sanguinose intraprese dai fedelissimi del genere e occhiate dall’alto in basso da parte di quelli che "Adesso non mi piace perché è mainstream ma ovviamente avevo letto e guardato tutto per tempo, io". [Quel "per tempo" è da intendersi come un punto qualsiasi nell’arco temporale che va da "Tolkien? Che matte risate quando abbiamo fondato gli Inklings!" a "Io e la Rowling ci siamo bevuti i sussidi statali nei peggiori pub di Edimburgo, che anni quelli!"]

Al solito, credo che sopravviverò.

E, a questo proposito, sto per fare un’affermazione se possibile ancor più azzardata: ho trovato il Signore degli Anelli di una noia mortale. Sì, signori miei, avete letto bene. Ora, è doveroso specificare che mi sono puppata la versione estesa della trilogia e immagino che ciò non abbia aiutato. Nondimeno fatemelo ripetere a gran voce: Che. Due. Palle.

Già vi vedo, incarogniti e pronti a farmi notare quanto il film sia ben fatto (scenografie, costumi/trucco, colonna sonora, fotografia) e che paesaggi spettacolari e "ma lo sai quanti Oscar si sono portati a casa?". Sì, è la saga dell’effetto speciale e c’è un gran dispendio di dollari ed energie, la Nuova Zelanda toglie il fiato e sono film, questi, concepiti per fare incetta di premi.

Ma rimane un film brutto.

Lento, piatto, incapace di affrancarsi dal paradigma che segue: preparativi per affrontare il nemico - dialoghi eterni sulla disparità numerica e relative difficoltà da affrontare (cui ci si oppone con gli immancabili richiami al destino, al coraggio, alla lealtà e ai valori fondanti tutti della società dei buoni) - monotoni speech alla Braveheart (nelle varianti: William Wallace, temperatura ambiente e intimo alla Gandalf) - battaglia sanguinosissima e interminabile in cui i cattivi sembrano sempre avere la meglio e almeno un buono cade eroicamente sul campo - arrivo di qualche alleato/figo di turno/deus ex machina/colpo di culo che fa sì che il nemico venga sconfitto e rimandato a casa, fino alla prossima occasione. So exciting.

Il resto si riduce a, in ordine sparso: sconfinati quanto inservibili spiegoni zeppi di nomi/fatti/cose che non ricorderete mai, flashback a casaccio, piagnistei e momenti strappacore che il latte alle ginocchia che m’è venuto lo sa Zeus, lo sa.

Poi Elijah Wood, parliamone. Ma anche no vai, sono sufficienti tre cose tre: 1) la gamma di espressioni padroneggiate da Raul Bova è più vasta 2) riesce a essere un personaggio inutile pur essendo il protagonista della storia (oddio, riflettendoci questo è un talento non comune) 3) non ha nemmeno la scusante di essere discreto. Con quella smorfia tragica e gli occhi costantemente sbarrati; ho capito, sono enormi e blu, ti sembro impressionata? NO. E allora sparisci sul Monte Fato insieme all’anello e non rompere i coglioni.

Io sono sicura, sicurissima, che i libri siano davvero validi e molto più che degni di essere letti. Anzi spero di farlo un giorno non lontano e di cancellare così il ricordo di questa versione. Perché quella cinematografica, ragazzi, è una cosa tremenda. Manca di ritmo, credibilità (sì, anche un film fantasy può essere credibile), cuore. È solo Hollywood nella sua accezione più scontata e insulsa.

Persino gli sforzi del divino Legolas – quel bono di Orlando Bloom qui in versione elfo troppo biondo ed effemminato per essere materassabile – sono vani. Riesce a non smuovermi un pelo manco Viggo Mortensen che, voglio di’, anche con la lebbra di solito. La pace dei sensi.

Insomma. Per me è no.

La parte più divertente di tutta l’esperienza è stata, dopo, andarmi a vedere meme a tema in giro per la rete, io che in genere le odio queste cose! Sarà che ero talmente delusa e tediata da aver bisogno di una sorta di riscatto, chiamatelo rispondere allo sdegno con lo sdegno o semplice voglia di farsi una risata cretina. E allora... ecco. Adieu.

A presto con la seconda parte: Harry Potter. Quella, amici, è tutta un’altra storia.

 

 

 

 

Ascoltando Outsider, Ramones (Subterranean Jungle, 1983)

 

 

 

 

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