lunedì 9 giugno 2014

New York, New York


Dicono che faccia bene, a volte, prendersi una vacanza dalla vita.
E che non c’è posto migliore per perdersi e ritrovarsi.
Che le si appartiene istantaneamente anche se lei non ci appartiene e che c’è qualcosa nell’aria che che rende il sonno inutile e ti impedisce di fermarti anche quando hai le gambe molli e il ronzio nelle orecchie.


Io non ne so nulla, mai saprò nulla, di questa città. A fatica riesco a metterne insieme dei pezzi piccolissimi e mi sembra che sia passato un secolo ed era ieri. I nostri occhi che si fanno grandi e tondi per coprirne la superficie, la pioggia che ci lava di dosso le promesse dell’amore, il senso di aver già visto tutto.

Eppure macinare chilometri e mappe ché non si è ancora goduto di niente e pentirsi del biglietto di ritorno ancora prima di partire.


 
Non è vero che a New York puoi essere qualsiasi cosa, ma puoi immaginarlo, quello sì, come e meglio che in qualunque altro posto. Perché l’effetto cinema si fa sentire forte e hai sempre la sensazione di guardarti dal di fuori, mentri cammini fingendo di esserci nata, ché non sei mica come i tanti di passaggio, tu; ammassati sui luoghi comuni, quelli che sanno dove andare e cosa provare, che si muovono al ritmo di playlist fatte da altri e fanno milioni di foto quando a te non resta che il tempo di respirare e ti viene da piangere ogni volta che ne sprechi un istante per fare uno scatto.

Poi penso che adesso c’è un pezzo di me che se l’è scelta come casa e comincio a trattenere il fiato.

I posti belli non andrebbero fotografati, proprio come le persone.

 

Ascoltando New York, Cat Power (Jukebox, 2008)

 

 

 

2 commenti:

  1. Capisco perfettamente il tuo sentimento. Il mio cuore è sulla costa opposta.

    Foto bellissime.

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    1. Grazie. Lo sai che è California anche per me. Sempre. Ma adesso una parte di Famiglia ha scelto la grande mela e un pezzo di cuore l’ho lasciato anche lì.

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