mercoledì 5 febbraio 2014

Le gufate

Sapete no? Quelle persone che ti incontrano e non si limitano solo a farti un interrogatorio in piena regola («Quindi dove vivi?», «E con chi?», «Quanti anni hai?», «Sei fidanzata?», «Chi è/che fa lui?», «Che lavoro fai tu?», «Pratichi qualche sport/hai un hobby/possiedi animali, una macchina, un piegaciglia, dei braccioli a forma di Nemo?») – cosa che di per sé mi irrita moltissimo – ma che, puntualmente, finiscono per commentare le tue risposte usando una delle seguenti frasi: «Ah, ma che bello, certo che sei proprio fortunata!» e «Buon per te, sembra che le cose ti girino parecchio bene!» o anche «Beata! Io, invece...» (e poi attaccano con una pippa insfangabile sulle sfighe che hanno avuto negli ultimi due anni e mezzo e la lamentatio infinita sulla loro misera condizione. #lalunanera).

E NON IMPORTA se avete appena detto loro che fate tre lavori di cui uno – quello che vi interessa davvero e per cui avete studiato e faticato una vita – praticamente la notte e nei weekend = «Però non sei mica disoccupata, anzi!, e riesci pure a trovare il tempo di inseguire ciò che ti piace!»; SE NE SBATTONO se confessate che, caspita!, la vita di coppia richiede salti mortali ed è messa a dura prova dal tran tran quotidiano = «Tanto voi vi amate talmente che figurati cosa può succedervi!»; GLI RIMBALZA il concetto di sono lontana da famiglia/amici/casa (nel senso più ampio del termine) = «Ma guarda quanta gente ti viene a trovare! Poi che figata, sempre in giro a scoprire posti nuovi, a conoscere gente diversa...».

Tutto ciò che riescono a vedere è... niente.

Nulla che si spinga al di là del proprio naso, almeno.

Perché per certa gente le cose, qualsiasi cosa, AGLI ALTRI arrivano così, a gratis, piombano dal cielo con tanti coriandoli colorati, accompagnati da un coro di minipony che intonano inni alla gioia. Per certa gente i sacrifici, gli sbattimenti e i culi al quadrato, le rotture di coglioni e il coraggio (o la follia) di certe scelte sono a) invisibili o, al massimo, b) regali che babbo Natale (che, ovviamente, esiste solo per noi fortunelli) ha deciso di donarci alla faccia loro e del restante triste e desolato mondo. #credercisempre

E allora, quale che sia la vostra situazione lavorativa/sociale/affettiva, non c’è solo un retrogusto di bile che trasuda da quei «bene, bravo, bis!» pronunciati a corollario dei discorsi di cui sopra, ma pure uno sguardo di traverso che la toccata sotto pelle diventa imprenscindibile anche per i meno suscettibili e superstiziosi.

Ché le gufate, amici miei, sono una cosa brutta.

Ma brutta, brutta, brutta.






Ascoltando Howl, Florence and the Machine (Lungs, 2009)

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