giovedì 23 gennaio 2014

I come inciampare, E come equilibrio



Stamattina sono uscita prestissimo, presto che era ancora buio. Pesto. 

Siccome faceva freddo (come al solito) ed ero in ritardo (come al solito), camminavo a gran velocità con le mani ficcate ben benino nelle tasche del cappotto.

Ripetete con me: buio, gran velocità e mani in tasca.

Ecco.

È successo tutto così rapidamente che faccio fatica, adesso, a ricostruirne l’esatta dinamica, ma deve essere andata più o meno così: a un certo punto la mia gamba destra ha urtato contro qualcosa di duro, ruvido e tentacoloso e in un attimo il resto del corpo le era dietro, pronto a schiantarsi rovinosamente sul marciapiede.

Ma ecco che con uno scatto felino sfilo le gelide manine di tasca e – facendo perno sul mostro che vuole atterrarmi – lo scavalco balzando a mezzo metro di distanza, con uno slancio che, al confronto, Nino Castelnuovo è un povero sfigato. Tiè, sono salva brutto coso marrone con i... rami? Che pungono? Un piccolo abete, un ex albero di Natale abbandonato in mezzo alla strada che, non visto, stava per farmi fare la #cadutadellavita.

Scusate se mi chiedo: 1) chi c#!* è che lascia un abete nano così, buttato a tradimento nel cuore della notte, come se fosse qualcosa di cui ci si deve liberare velocemente e di nascosto? 2) ma si può disfare l’albero di Natale il 23 gennaio? Manco io arrivo a tanto.

Comunque.

Appena mi rimetto in sesto e ricomincio a camminare verso il mio nuovo lavoro, penso che in fondo è un po’ così che mi sento in questo 2014 appena cominciato: come una che ha voglia e bisogno di correre verso il nuovo, ma continua a inciampare nel passato.

Perché non è mica sempre facile metterli d’accordo, il passato e il presente. 
E “nuovo” non necessariamente significa migliore. Non è detto che ci sia nulla di bello ed eccitante nel nuovo; ciò non significa neppure che debba essere peggiore di ciò che ci siamo lasciati alle spalle, ma a volte nuovo vuol dire semplicemente diverso, non usato, sconosciuto. 
E la novità, per quanto a mio parere faccia sempre bene, spaventa anche.
Soprattutto se è qualcosa che non ti sei cercato e ti coglie all’improvviso, quasi a tradimento, mettendo a repentaglio quel poco di equilibrio e certezze che ti eri costruito. 

Non è facile coniugare quella che ero con quella che sono, contemperare esigenze diverse, far sì che le mie due me non si giudichino troppo a vicenda e non si prendano troppo a cazzotti. 
Mi chiedo – o forse lo spero, semplicemente, con tutto il cuore – che in questo percorso fatto di corse, arresti improvvisi, cadute sfiorate o botte clamorose, ne possa emergere un’altra, di me. 
La me stessa del futuro. 

Per ora decido di rallentare il passo e tiro fuori le mani, sia mai che servano ad attutire qualche capitombolo. Che poi, alla fine, me la sono pure cavata stamattina.

E non ha fatto nemmeno tanto male.






Ascoltando Brand New Shoes, She & Him (Volume Two, 2010)



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