mercoledì 9 ottobre 2013

Viaggio d'autunno


Dentro il sonno dell’autunno io vorrei restare 
sulla lama di un coltello che carezza il cuore dolcemente farsi male...
C’è un dolore piccolissimo 
che si annida nelle pieghe grinzose dell’orecchio poggiato sul cuscino
che gioca a nascondino senza seguire le regole 
e fa tana libero tutti quando nessuno ha più voglia di giocare.
C’è la mia mano che trema 
indecisa se afferrare la tua 
e occhi che sfuggono in attesa di incontrarti. 
Senza coltelli 
pieni di ferite 
e parole taciute.
C’è questa letteratura scadente 
di cui riempio gli occhi 
i fogli, i pensieri 
che alla fine lo sai come va, 
che è sempre troppo presto per cominciare o troppo tardi per finire, 
che ci si condanna a stare in prestito 
epperò questa esistenza nel mezzo non ce la restituirà mica nessuno 
e allora sarebbe meglio smetterla ma vabbè. Va bene anche così.
Te l’ho già raccontata quella degli esseri speciali? 
E non ridere ché a esser cinici siamo capaci tutti (ridi, ridi...) 
e a me la storia delle anatre che spiccavano il volo con un pezzetto di lago 
gelato nel becco mi commuoveva sempre un bel po', 
sarà che Buddy era un fico e c’avevo bisogno di trovare un motivo buono 
per piangere morti che non fossero i miei.
Esseri speciali che sanno nascondersi e ritrovarsi 
in un lungo autunno di speranze tradite.
C’è un dolore piccolissimo stasera 
di malattie che si rincorrono 
di futuri che faticano a costruirsi 
di figli che non arriveranno. 
Eppure sorridiamo e ci guardiamo con gli occhi che traboccano di domani,
e appoggio il mento sul tuo petto e non sento nessun rumore 
neanche il cuore che batte, nulla.
Allora ti racconto quella degli esseri speciali 
fatti per andarsene sempre 
arrivare per primi 
e partire anche quando hanno voglia di radici, 
ti racconto che è il loro premio e la nostra condanna. 
Lo sapevi che dico un sacco di cazzate? 
Eccome se lo sai. Forse mi vuoi bene per quello e ci stordiamo a vicenda 
e io non smetterei mai.
Abbiamo messo un uccello in una gabbia 
ed è già ora di lasciarlo andare. 
Abbiamo deciso il colore della luce. 
Mi chiedo se sarò in grado di riconoscerla, 
di scorgere il sentiero tracciato tanto tempo fa sulla scia di una lucciola 
che disegnò la sua linea danzando a dispetto di quella tenebra feroce.
Basta volerlo, mi dici.
Basta ricordarsi delle promesse 
dei baci 
di quanto illumina il viso un mattino senza le nuvole nella testa, 
del vento e di tutte quelle cose che si dicono, 
dei finestrini abbassati 
di come brucia la sabbia d’agosto 
ed è bello tuffarsi,  
tossire il sale nelle onde.
Ma c’è un dolore piccolissimo che esplode stasera 
e mi fa a pezzi il cuore. 
C’è un pensiero senza pietà che martella le miei e le tue orecchie 
e non ci fa dormire.
Se sei sveglio, come me, vienimi a prendere. 
Segui la danza delle lucciole, 
il volo d’uccello che dicesti di sentire nel petto quando m’hai conosciuta. 
Ricordati chi siamo e arriverai più veloce del mattino. 
Ricordati che non mi piace mai che sia domani, 
che a volte mi dimentico di respirare ed è lì che devi fare più in fretta.
Sono qui, immobile in una stanza grigia. 
Mi riconosci? 
Perdona la mia pochezza e se sono stata distante. 
Guardami ancora con occhi nuovi 
e dimmi che non è tardi per inseguire quelle orme.
C’è un dolore piccolissimo che si annida 
nelle pieghe grinzose dell’orecchio poggiato sul cuscino.
Una lacrima di bimba 
che se ne andò in cerca di conchiglie per sentirci dentro il mare. 
Il segreto affidato ai gabbiani perché se lo portino dove c’è sempre il sole.
Tutta quella paura 
tutta la mia paura ti porto 
perché tu la veda e non ne sia spaventato a tua volta.
Raccoglieremo uno per uno i momenti felici che ci siamo lasciati alle spalle  
ne faremo una bottiglia piena d’estate 
e a passi decisi andremo incontro a quello che verrà.
Ascoltando Viaggio di autunno, Bobo Rondelli (Per amor del cielo, 2009)

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