venerdì 11 ottobre 2013

La verità, vi prego, sull'amore



Sicché è così che succede quando si decide che sarà per sempre? Nella gioia e nel dolore. Eh. E così che hai accettato di essere nel dolore, quando gli hai detto che gli saresti restata fedele nei secoli dei secoli amen?

Poi magari sono arrivati anche i figli e “fai piano che ci sentono i bambini” non era più una frase da film di serie B. E i pianti accucciata sul pavimento del bagno con l’acqua che scorre per non far sentire i singhiozzi (ce l’hai? Eh, ce l’hai?), la testa affondata nel cuscino a trenta centimetri di distanza e nessuna parola tra di voi; le spalle, le spalle girate sempre, “buonanotte” e gli occhi sbarrati nel buio.

Io, gente, vi guardo e me lo chiedo, me lo chiedo come siete quando litigate, se litigate ancora. Mi chiedo se, invece, avete smesso, per stanchezza. Per cos’altro si smette di litigare? Siamo diversi, siamo egoisti, siamo votati alla sopravvivenza del singolo, mica della coppia, nel migliore dei casi siamo esseri pensanti che si mettono in discussione. Dai.
Quanto ci hanno messo gli anelli che vi siete scambiati a trasformarsi in quieto vivere, nel tacito accordo di non darsi troppo fastidio a vicenda, di sopportarsi un po’ tutti giorni per il bene che ti voglio.

È bella la sicurezza dell’avere qualcuno sempre, conoscere quell’angolo morbido lì, tra la spalla e il collo, dove appoggiare la testa a fine giornata, dove asciugare una lacrima e soffocare una risata. È bello sapere che l’amore avrà un sapore dolce, alla fine, senza fughe né sensi di colpa, carezze anche di malavoglia, restare sporchi perché ci si conosce.

Dice che a un certo punto cresciamo, cambiamo (cambiamo?), che non può essere sempre come il primo giorno e che dopo subentra l’affetto, sono altre le priorità, si vedono e si apprezzano cose differenti. Dice. E costruire e la fiducia... Va bene, la teoria c’è tutta. Ma la pancia?
La pancia ce l’avete? Perché io sarò stronza (anzi, lo sono indubbiamente, e pure un bel po’), ma la mia cristodiddio non borbotta, la mia sbraita proprio e che vi devo dire, io prima o poi le do retta. Ché non si è mai abbastanza assennati, maturi, morti, coraggiosi (o codardi?) da fare tappo con un pezzo di pane e via che ti sfami. A me il companatico mi ci vuole e mi garba parecchio.

Sicché mi scelgo poche cose che ci voglio sopra alla mia fetta, ma quelle ci devono essere, e buone. E quando non c’è niente io ci sto a fare le magie con la dispensa vuota, ché certi piatti arrangiati dal nulla c’hanno il sapore del cinque stelle. A volte mi vanno bene anche gli avanzi, io li posso anche amare, gli avanzi, ma solo se sono i resti di una delizia e se non succede troppo spesso.
La fiducia, bimbi miei, era nel fatto che sareste rimasti voi a ogni costo, speciali e diversi da tutti gli altri, ditemi che ve lo siete promesso, almeno all’inizio. 

Ora vi guardo e mi fate paura e penso che io mai. Mai mai mai mai mai mai mai mai mai come a diciottanni. Poi va da sé che bau. Ma non importa, perché ho scritto questo pezzo solo per usare la parola companatico.

Sicché.

Io companatico, finché morte non ci separi.



Ascoltando Let Go, Frou Frou (Details, 2002)

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