lunedì 16 settembre 2013

Denti


“Non può piovere per sempre” ha un senso solo se hai 14 anni e non vivi in Questa Città. 

Stanotte ho sognato di avere un dente cariato, completamente nero e concavo, scavato, come se la carie lo stesse in qualche modo consumando da dentro. Tremendo. 
Eppure io stavo davanti allo specchio e lo studiavo con il distacco di un dentista che guarda la milionesima bocca marcia della sua carriera: nessuna ansia, nessun ribrezzo, solo un’attenzione professionale, incolore, al limite del partecipe. 
Inutile dire che al risveglio è incominciato il toto-interpretazioni. 

Ora, leggenda vuole che sognare denti che cadono (non è questo il caso, però è capitato in passato) sia presagio di malattia o perdita di una persona cara ma – e lo dico toccandomi a pelle, sai mai... – si spera sia una cazzata e a me, tiè sorcio!, non è mai successo nulla. 
Ovviamente sono andata a vedere comunque cosa potesse significare sognare denti cariati e l’interpretazione più gettonata sembra essere quella di un’insicurezza profonda dovuta a un periodo difficile e/o a una fase di passaggio, ansia e paura di non essere all’altezza di risolvere una determinata situazione, senso di inferiorità, imbarazzo, incapacità a lasciarsi andare e cose così.
Insomma, come al solito, allegria. 
E piove, piove sul nostro amooor... 

Il fatto è che ammemmì piace fare la psicologa di me stessa (e ho detto tutto, porella) e non potevo farmi sfuggire l’occasione per un’auto-analisi da quattro soldi che vado tosto a illustrare.

Dunque, sono tante, ma proprio tante le cose della mia vita che vorrei cambiare in questo momento. Anzi, ora che ci penso sono poche, ma grosse. Parecchio.
Di quelle robe che praticamente ti fa fatica e terrore solo pensarle e le possibilità di riuscita sono due e quelle di fallire novantotto e io non sono nata ottimista. 
L’aggravante è che in questa situazione mi ci trascino da un bel po’, il che – poche palle, tanto strigni strigni è di questo che si tratta – significa che finora non ho avuto abbastanza coraggio, audacia, sbattimento, fortuna e volontà per farlo davvero. 
L’ordine degli addendi (tutti imprescindibili per la riuscita di un siffatto progetto, notate bene) è assolutamente casuale, ma forse non è un caso che – scrivendo – abbia collocato all’ultimo posto quello che, in realtà, al momento sembra essere il primo requisito assente. Assente ingiustificato, oltre tutto, perché se si vuole davvero qualcosa, la «capacità di decidere e agire in modo da raggiungere il proprio scopo» non dovrebbe mancare. E invece. 

Che minchia c’entra tutto questo coi denti cariati? Direte voi, uomini e donne di poca fede e ancor più scarsa fantasia. 

C’entra eccome, perché non ho un’immagine che renda con altrettanta efficacia il mio stato attuale. 
Perché io la mia vita la guardo come nel sogno guardavo a quel dente: un medico  mentre osserva un corpo che è malato, ma che non lo è abbastanza da fargli sgranare gli occhi ed esclamare “Abbiamo un’emergenza, è un caso di vita o di morte!”. 
Però – e questo è un dato di fatto – quel corpo lì non è manco sano, non lo è per niente, e c’ha tutta una serie di sintomi che potrebbero portare a qualcosa di più grave, se trascurati.
Qualcosa va fatto, ma non si capisce bene cosa. 

Allora è uno scrutare scrupoloso, sì, ma poco fattivo, c’è l’idea del curare ma è, appunto, soltanto un’idea e nessuna medicina, solo qualche pillola ad alleviare il dolore, ogni tanto. 
Insomma, che le cose debbano cambiare l’abbiamo capito, ma siamo tutti sulla teoria. 
Il mondo brutto e cattivo si muove, l’umanità superficiale e incapace di comprendermi va avanti e io rimango immobile, a bocca aperta nello specchio. 
Pesci muti, I’m singing in the rain. 

E mi piacerebbe tantissimo stare qui a crogiolarmi nel mio male di vivere, ma è uno sforzo anche quello e io sono già stanca, tanto il blog è iniziato depresso e per ora ci siamo risollevati poco, per cui che so’ tanto profonda, tragica e carica di spleen lo sapete già. 

Ora mi servirebbe un bel calcio nel culo, di quelli dati bene, per cui se avete voglia non siate timidi.  





Ascoltando Whatever (I Had a Dream), Butthole Surfers (1996)

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