mercoledì 8 maggio 2013

I lupi nella pancia




Però poi torna il grigio e siamo punto e da capo.

La serenità ha bisogno di radici salde e – chevelodicoaffa’ – qui non ve n’è traccia.

Questa Città torna al suo colore naturale con il senso di conforto di chi si toglie l’abito buono a fine giornata e infila la vestaglia sdrucita col solo desiderio del divano di casa. Io come lei. Mi chiudo la porta alle spalle, scanso gli sguardi, allontano le voci, mi inebetisco di nulla pensando che passerà, mi tengo occupata temendo che arrivi la notte.

È con la notte che si fanno sentire di più, i lupi nella pancia. Anche se la paura del buio non ha niente a che vedere col buio fisico, e non è una cosa da bambini.
La mancanza di luce è una battaglia che si combatte da adulti. Loro si prendono le tenebre perché sanno che non c’è niente che ti può distogliere, allora: sei tu sola, scoperta e senza distrazioni, e perciò più vulnerabile, libera di essere attaccata e invasa.

La sconfitta la senti al risveglio.

Il male è quella cosa che arriva a tradimento e ti sorprende in una mattina cominciata con il latte di riso, un sapore dolce di banane e i sorrisi stropicciati di chi si vuole bene. Si porta in spalla la paura e quella valanga di solitudine e insensatezza che mi si sono riversate addosso anche stavolta. In un attimo sono disperazione, rabbia, vuoto e il silenzio, dopo, è incomprensibile e feroce.

Ci vorrebbe una corsa a perdifiato nella neve , una musica fortissima, l’altalena con la testa all’ingiù e il mondo che si capovolge. Invece è il quieto rimettere insieme i pezzetti sparsi sul tappetino del bagno, riporre il cibo nelle scodelle, sugli scaffali, pulire il lavello, accoccolarsi in poltrona.

Cercare un motivo tangibile per un malessere che non si tocca, la causa-effetto di un dolore che ti abita dentro da molto tempo e non sai dire cos’è.
Ma non è niente di così stupido, niente di quello che ho raccontato, le lamentele, le frasi buttate lì per essere raccolte e aggiustate, i miei maldestri tentativi di chiedere aiuto. 

Sono quei singulti che mi scuotono quando è ormai troppo tardi per fermarli, che stupiscono per la loro violenza senza freno, quel pianto inconsolabile e scomposto, io che non mi ricordo i sogni, che mi sento improvvisamente abbattuta e scontenta.

Il male è quella cosa che arriva a tradimento a ricordarti che anche se ce la stai mettendo tutta non ti meriti alcun pezzo di felicità.
In questo e in qualsiasi altro mondo. 



Ascoltando Blood Red Bird, Giardini di Mirò (North Atlantic Treaty of Love, 2006)

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